84.

Queste parole volevo scrivertele da molto, ma non ho mai trovato modo di ammettere a me stesso la necessità di farlo. Io, ora, davvero non saprei dirti se quella che ho visto eri davvero tu: ma istintivamente il cuore si è fermato all’improvviso, paralizzato dall’emozione e dall’imbarazzo. Stavi aspettando un’amica entrata nel bagno ed ho potuto ammirarti in tutta la tua bellezza che mi ha sempre stravolto ma che non ho mai avuto il coraggio di riconoscerti. Eri tu o forse no? Cosa importa quand’anche non fosse (più ci penso e più mi convinco che la tua presenza non solo a Roma, ma anche in quel preciso pub, è così improbabile da sfiorare l’impossibile), se per me eri proprio tu?
Sarei un bugiardo a dirti che non ti penso; e mi chiedo come stai, cosa fai, con chi passi le tue giornate e se finalmente sei riuscita a trovare te stessa e la strada che hai sempre fatto fatica a tracciare.
Spesso fa male pensare che non avremo mai più modo di intrecciare le nostre vite, che io non possa nuovamente vomitarti addosso la mia vergogna per quel che ho fatto e detto dopo il nostro ultimo incontro. Ma sorrido quando penso che, seppur così lontani, ci sarà sempre il nostro ricordo a tenerci vicini.

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83.

Da piccoli, quando la babysitter ci faceva il bagnetto, mio fratello – quanti anni avrà avuto, quattro o cinque? – si allungava sempre sulla sua scollatura per sbirciarle il seno.
Ammazza quanto era sveglio pure allora; ed io che non ho smesso di bere dal biberon finché non ha smesso lui.