76.

Sabato scorso sono stato invitato all’inaugurazione della casa di un amico che ha deciso di rendersi indipendente dai genitori e che, con l’occasione, ha festeggiato i suoi 23 anni e ci ha presentato anche la neo-fidanzata.
È un ragazzo particolare: sveglio, di cultura e senza dubbio ai più simpatico… Ma ha sempre avuto un carattere molto chiuso e decisamente caustico; come se volesse proteggersi dalle onde della vita con battute e maldicenze.
Quando ho saputo del fidanzamento, sulle prime, sono rimasto interdetto: d’altronde in 6 anni che lo conosco non è mai stato con alcuna ragazza… E la viveva male questa sua inattitudine col gentil sesso; la sua incapacità di relazionarsi e legarsi in maniera più decisa e profonda con una ragazza. Sono stato, quindi, per gran parte della serata, ad osservarli con discrezione (sebbene qualcuno dica che spavento le persone quando le squadro, perché sembro un teppista… ) per cercare nei suoi sguardi e nei suoi gesti, quel cambiamento che solo l’amore può regalare. Son contento di poter affermare d’averlo trovato sereno, come non lo era certamente stato prima. Sereno e, forse, anche un pochino meno malevolo.

In seconda serata, poi, con C. siamo andati ad un’altra festa di compleanno, di una sua amica questa volta. In realtà, però, non credo neppure che possa venir considerata una vera e propria “festa”: una quindicina di fattoni con fumo, alcol e patatine che gozzovigliavano su una panchina di piazza San Lorenzo.
A me non piace proprio quell’ambiente… Ma a malincuore e tutti eleganti, abbiamo attraversato quel mare di gente riuscendo infine (con non poco disagio) a raggiungere la festeggiata ubriaca.
Il piano era semplice ma studiato nei minimi dettagli: arrivare, fare gli auguri, scusarci per il ritardo, scartare il regalo, sorridere, scambiare 4 parole e darcela a gambe. Tempo stimato: max 15mins. E vi assicuro che tutto stava filando liscio; finché non sono cominciate a sentirsi urla a qualche passo dalla nostra simpatica combriccola: due tizi, in piazza, avevano cominciato ad andare in incandescenza spintonandosi e urlando l’uno contro l’altro. E sebbene fossero in molti intervenuti per evitare il peggio, la rissa s’aveva da fa e le botte son cominciare a volare. E manco solo quelle, perché tra le urla delle ragazze spaventate, volavano anche bottiglie e sassi. Allontanandomi con gli altri e salutando velocemente per andarmene via lontano con C., lontano da quel luogo e quelle persone, mi sono domandato come mi sarei comportato se mi fossi trovato in una situazione del genere. Sarei stato realmente capace di abbozzare qualche pugno, o sarei scappato, capace solo di masturbarmi nei pensieri e in un blog?
Ho sempre fatto fatica ad individuare quella sottile linea che distingue il coraggio dall’incosciente avventatezza.

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74.

Quante cose da dire…

Cominciamo con la prima, la più importante: auguri. Non me ne sono scordato, no davvero. Sarebbe stato impossibile. Il 12 Aprile è il tuo giorno: il 12 Aprile sei tu. E mi domando chissà che effetto t’abbia fatto non ricevere il mio SMS d’auguri per la prima volta in… quanti? 8 anni? Quel messaggio che è sempre arrivato puntuale alle 00.00 spaccate, con il mio orologio sincronizzato al tuo.
Non me sono dimenticato, no davvero. Ma la vita è così, lo sai: come le acque di un fiume che discendono avidamente la montagna e che, dopo un percorso così lungo e tortuoso, riescono a sfociare nel mare. L’acqua è salata, ma l’aspettativa e il futuro più grandi.

In realtà mi fermo qua. Non ho tanta voglia di scrivere… mi sono tagliato i capelli, ecco. Ogni volta mi ritrovo a pensare sempre la stessa cosa: con i capelli corti sono ancor più brutto che normalmente. Eppure lascio sempre il barbiere tagliare allo stesso modo.

Mi sa che faccio partire Ralph Spacca-tutto. Se reggo, sono stanco morto.
Vi leggo sempre, eh. Vi leggo.
Giuro.

Strumenti diversi sotto innumerevoli dita

73.

Puntualmente capitano periodi in cui perdo il ritmo. Mia madre li riconosce subito, e prende a dirmi che sono un po’ sbandato.
Succede quando non riesco più a mantenere in ordine la folla che passeggia nella mia testa, e tutto si confonde in un acquarello di pensieri e preoccupazioni.

Passerà anche questa volta.
Rileggendo mi domando se sia folla, o forse follìa.