13.

Suppongo, presumo, penso, ritengo… ho l’ardire di credere che tu abbia avuto nella tua vita, lunga o corta che essa sia/sia stata, una qualche forma, un qualche tipo, una qualche esperienza sentimentale. Avrai avuto un fidanzato, forse due, probabilmente tre, non rinuncerei a dire quattro…sì, dicevamo; avrai avuto qualcuno da amare, da voler bene, da desiderare, a cui pensare. La vita non è facile nè molto simpatica, quindi sarà successo che quella persona da amare sia divenuta da dimenticare. Però quando ci ripensi, quando ripensi a lui/lei/loro/ a cosa pensi esattamente: al suo naso perfetto, apollineo, delicato? Alle sue mani morbide ed affusolate? A quanto era bravo a giocare a calcio (oh che orrore, non me lo prenderei mai un fidanzato calciatore)? O forse ricordi quel piccolo neo sotto il labbro, quella sua inattitudine nel giocare a frisbey, quel suo arrabbiarsi quando qualcuno gli faceva notare la sua testa a pera…insomma, non pensi ai suoi difetti, alle sue gaffe, alle sue piccole mancanze?

Nessuno è perfetto; perché la perfezione è un cammino e non un traguardo.

Con molta certezza ho detto tante stupidaggini, tante velleità. Forse, chissà, non hai mai avuto un fidanzatino (dai, quello all’asilo non vale! Ti piaceva solo la sua felpetta, che peraltro neppure si cambiava e alla lunga te ne sei accorta), un ragazzo, qualcuno d’amare. Forse, ahimè, hai sempre avuto timore di rapportarti, di confrontarti, di metterti alla prova, testarti. Forse, e chi lo sa, pensi che sia meglio starsene per le proprie piuttosto che osare, provare, tentare. Forse…forse hai solo bisogno che qualcuno ti sorrida e ti dica quello che ti dirò io ora: ovvero che vai bene così, che non c’è nulla da cambiare.