31.

Viaggiare in treno mi fa sempre un certo senso. Quando prendi l’ aereo è tutto più immediato: parti da A e arrivi a Z.
Con il treno, invece, tra A e Z vi sono altre 19 lettere. E queste 19 lettere non sono altro che 19 diversi paesaggi, colori, odori (anche se al momento l’unico odore annusabile è di gomma bruciata), persone: 19 diverse vite. Ecco, sto attraversando le 19 vite dell’alfabeto che uniscono Roma a Lucca.

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Digressione

30.

Non sopporto i ritardatari cronici. Non sopporto chi SEMPRE fa ritardo. Non sopporto chi si crede ‘sto cazzo e pensa che tutto giri attorno a lui, permettendosi di far aspettare un povero diavolo così, senza un perché. Non sopporto chi ha sempre una scusa pronta per il proprio ritardo.

È così impegnativo essere puntuali? È sì tanto difficile programmare e gestire il proprio tempo? È davvero assurdo comprendere che fare ritardo (sempre) significa mancare di rispetto alla persona che ti sta aspettando?

29.

Quando mi si chiede se vi è qualcosa che rimpiango, rispondo sempre il non aver conosciuto i miei nonni. Il primo, quello materno, morì quando avevo circa 5-6 anni; il secondo invece quando ne avevo 10…ma a quel tempo era già perso nel suo mondo per poterci parlare.
Ed è di quest’ultimo in particolare che, con rammarico, sento la mancanza.

Il Giovedì pomeriggio mi ritrovo a far compagnia alla nonna, essendo esso il giorno libero della badante. E sebbene abbia da studiare o chissà altro, non riesco a non sedermi accanto a lei e sentire le sue storie, la sua vita, i suoi tormenti, i suoi rimpianti. Sempre gli stessi, sempre uguali. Ma mi piace. Mi piace stare là, disteso sul divano, lasciandola sfogare, a vederle gli occhi illuminarsi o oscurarsi d’un passato ormai lontano. Un passato duro, faticoso, impegnato.
Mia nonna è stata una personalità particolare. Un carattere molto forte, molto autoritario, capricciosa, severa, maliziosa, diffidente. Ed ha avuto una vita molto difficile, sin dall’infanzia. Ma quando siamo assieme parla, parla, parla. Racconta di tutto, di tutti. Anche di lui. Di mio nonno. Di quell’uomo che dal pascolare le pecore sino a 15 anni, si decise ad istruirsi e prendere il diploma d’insegnante sino ad arrivare a dirigere una scuola. Di quell’uomo mesto e silenzioso, filosofo, scrittore, poeta. Di quell’autorità silenziosa ma terribile, di quella tacita severità che faceva scudo ad un carattere dolce e bisognoso d’affetto. Un uomo di cultura, di grande cultura. Di pensiero. Di quel morente che nell’ultima notte, prima dell’ultimo respiro, ha ripetuto incessantemente “Mamma ti ho voluto bene, mamma ti voglio bene“, invocando la madre persa a 4 anni.

E così, anche oggi, ho riascoltato le storie di questa vecchietta ultra-novantenne, ancora lucidissima e capace di farsi 5 piani di scale a piedi senza mai arrestarsi. Ed ho avuto il piacere di riascoltare la vita di mio nonno. E niente, tutto qui.

28.

Non sono mai stato un amante della fotografia. Mi limito a qualche scatto (qualche scatto?! Devo farne a decine prima di trovarne una decente) per i profili sul web. Sarà che non amo il mio corpo né i miei colori; ma questa è un’altra storia.

Dicevamo…ah si, non sono mai stato un amante della fotografia. Non mi piace immortalare il momento, il panorama, l’orizzonte, un pensiero. Non mi piace ridurre il tutto ad una immagine in 2D. Preferisco osservare, ammirare, odorare, vivere ciò che guardo. Non a caso tra le forme d’arte preferisco la scultura: le proporzioni, la profondità, le ombre. Tutto è più reale, tutto più tangibile.
Il viaggio a Parigi è stato splendido. Parigi è splendida. Una città costruita di poesia e romanticismo. Non mi è risultato difficile il comprende perché le opere letterarie che più amo siano tutte ambientate a Parigi; e che di Parigi scriva il mio autore preferito. Ma durante questa piccola vacanza, questo piccolo spiraglio di vita, questo salto dalla routine quotidiana… c’è qualcosa che mi ha lasciato pensieroso. Nessuno più osserva se non attraverso l’obiettivo d’una macchina fotografica.

27.

Non gradisco mai il giorno prima di una partenza. La frenesia, la confusione, i pensieri dell’organizzazione. Ovviamente -e ti pare altrimenti?- mi riduco sempre all’ultimo minuto. Per tutto.
E allora vai a comprare questo, trovare quest’altro, tirare fuori documenti, biglietti, bigliettini, foglietti, e la t-shirt dove è finita? Ma non entra nulla in questo sputo di valigia! E se perdo l’aereo? E quando arrivo là come faccio?

Sono di una pesantezza unica. Non riesco mai a godere nulla: l’istante, l’attimo, la poesia del momento.  Non riesco a chiudere la mente ai problemi e ai probabili imprevisti. Devo pormi mille domande che non vedranno mai risposta.

Domani, però, voglio provarci. Voglio andare ad occhi chiusi alla scoperta. Nulla di programmato, nulla di pre-fissato, nulla di calcolato. Io, lei e Parigi. Nulla di più.

26.

Vi capita mai di cadere tra le braccia dei ricordi? Del tempo passato; delle esperienze affrontate; delle cose fatte, dette, non dette; delle persone conosciute, lasciate, mai dimenticate? Dei dispetti ricevuti e fatti; delle provocazioni non accettate; delle scelte compiute: quelle buone, quelle cattive, quelle senza risposta. Delle persone che ti hanno ferito o che tu hai addolorato. Degli ostacoli raggirati, non affrontati; e di quelli invece saltati e superati. Delle amicizie perdute: compagni delle elementari, delle medie, del liceo, del nuoto, del basket…

Mi piacciono questi momenti. Mi piace quando ritrovo, così per caso, un oggetto che collego ad una persona; ad una esperienza, un ricordo. Mi fa sentire sempre felice. Una felicità, forse, un po’ amara. Ma mi strappa un sorriso, un pensiero, un augurio. Ricordo positivamente tutto e tutti. Anche chi o cosa mi ha fatto del male a suo tempo.

Tendo, per natura, a stracciare i rapporti. A chiudere con le persone. Da sempre. Ma non dimentico, non scordo mai. Ho tutto qui, in questa testolina.