78.

Aspettavo l’ispirazione per scrivere questo post, ma forse certe volte è necessario solo scrivere e basta. Perché quando le emozioni cedono il passo ad un acquarello di ricordi, bisogna semplicemente prendere il pennello e dipingere.

Ero un attimino nervoso, lo ammetto: e non tanto per l’incontro di persone conosciute solo tramite un blog, ma perché arrivavo quando già tutti s’erano incontrati ed avevano trascorso del tempo assieme; quando, cioè, si era già formato un gruppo. Ma più mi avvicinavo al luogo d’appuntamento, tanto più sentivo allontanarsi l’agitazione: sicché la mezz’ora di metro è stata, per così dire, un climax decrescente di tensione. Emerso dalla stazione, mi vedo costretto a wappare la Nana per sapere precisamente dove raggiungerli: ma ecco che, in lontananza, la vedo venirmi incontro, ed ancora una volta sono rimasto inebriato di quella sensazione che mi assale quando incontro fisicamente una persona che sei sicuro di conoscere già; che hai già conosciuto tramite le sue parole ed i suoi pensieri.
Arrivato sul prato, scorgendo il gruppo radunato in cerchio, non posso fare a meno di stupirmi per la numerosa partecipazione. La prima che riconosco è Alice: chi altri avrebbe potuto indossare una maglietta dei Nightwish? Ad alzarsi, poi, è lui: Orso! Ed ecco che in ordine conosco r. e la sua amica (che ero convinto fosse la ragazza!), L. l’amico di Nana, Pako, Harahel, Kefka e Marco. Ho fatto la lista della spesa, è vero; ma sapete qual è il bello? Che non siete più dei nick elencati: siete un nome, un volto, una condivisione. La condivisione di un intenso pomeriggio passato assieme, di risa, chiacchiere, pettegolezzi (eh si, anche quelli), sorrisi e… corse. Si, proprio corse.

Perché è stato bello incontrarvi; bello ricordare che dietro ogni blog c’è una persona meravigliosa che ha tanto da poter dare, tanto da poter raccontare.
Grazie

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77.

Io con l’arte ho un grandissimo problema, lo ammetto; perché non sono mai riuscito ad accettare la sua catalogazione nell’oggettività di regole e critiche. Per me non esiste una scala di valori sulla base della quale poter giudicare come, cosa e perché un’opera d’arte sia migliore di un’altra, piuttosto che. E, a costo di esser aggredito e sbeffeggiato (cosa che, per altro, capita spesso quando ne discuto con amici dell’ambiente), ammetto che per me l’Arte si riduce ad emozioni. Unicamente emozioni. Non esiste un’opera più bella di un’altra; quanto piuttosto un’opera che regala più emozioni rispetto a. È il gusto: Arte è gusto personale. Perché se così non fosse dubito che si andrebbe a vedere un cesso capovolto o una tela bucata; oppure quadri cubisti.
Ecco, il cubismo. Non lo capisco, non mi emoziona.
La Pietà di Michelangelo mi commuove, invece.
Sabato sera, volendo sfruttare della Notte dei musei con un paio di amici, ci siamo ritrovati al Vittoriano davanti tele di Picasso, Gris, Braque, Leger, Gleizes, Metzinger, Hartley e chissà chi altro… Che noia.

Poi mi ritrovo davanti al Ritratto di Dostoevskij di František Foltýn. Non se lo fila nessuno; e mica je do torto, capimose: è proprio brutto. Mi piazzo là davanti a decifrare il dipinto, quando mi affianca un ragazzo. Dopo un paio di minuti di assoluta stasi cinetica mi giro verso:
-Ti piace il quadro, o lo scrittore?
-Eh?
-Mi domandavo se ti piacesse il quadro o lo scrittore.
-Ah…ehm…

E se ne va.
C’è questa ipocrisia della buona educazione che è, a conti fatti, una gran fregnaccia; perché ti priva del poter conoscere e scoprire il nuovo e diverso: il non pensato ed aspettato.