77.

Io con l’arte ho un grandissimo problema, lo ammetto; perché non sono mai riuscito ad accettare la sua catalogazione nell’oggettività di regole e critiche. Per me non esiste una scala di valori sulla base della quale poter giudicare come, cosa e perché un’opera d’arte sia migliore di un’altra, piuttosto che. E, a costo di esser aggredito e sbeffeggiato (cosa che, per altro, capita spesso quando ne discuto con amici dell’ambiente), ammetto che per me l’Arte si riduce ad emozioni. Unicamente emozioni. Non esiste un’opera più bella di un’altra; quanto piuttosto un’opera che regala più emozioni rispetto a. È il gusto: Arte è gusto personale. Perché se così non fosse dubito che si andrebbe a vedere un cesso capovolto o una tela bucata; oppure quadri cubisti.
Ecco, il cubismo. Non lo capisco, non mi emoziona.
La Pietà di Michelangelo mi commuove, invece.
Sabato sera, volendo sfruttare della Notte dei musei con un paio di amici, ci siamo ritrovati al Vittoriano davanti tele di Picasso, Gris, Braque, Leger, Gleizes, Metzinger, Hartley e chissà chi altro… Che noia.

Poi mi ritrovo davanti al Ritratto di Dostoevskij di František Foltýn. Non se lo fila nessuno; e mica je do torto, capimose: è proprio brutto. Mi piazzo là davanti a decifrare il dipinto, quando mi affianca un ragazzo. Dopo un paio di minuti di assoluta stasi cinetica mi giro verso:
-Ti piace il quadro, o lo scrittore?
-Eh?
-Mi domandavo se ti piacesse il quadro o lo scrittore.
-Ah…ehm…

E se ne va.
C’è questa ipocrisia della buona educazione che è, a conti fatti, una gran fregnaccia; perché ti priva del poter conoscere e scoprire il nuovo e diverso: il non pensato ed aspettato.

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82 pensieri su “77.

  1. Sono molto d’accordo con te, e ti dico di più. Che quando sono riuscito a superare la definizione di Arte che passa necessariamente per la critica e la storia e la geografia e il c…chetesefrega diciamo a Roma, superata quella ho visto molte più cose e ho scoperto per curiosità notizie e informazioni di contorno che mi hanno assai arricchito.

    Ti suggerisco un blog. kurokorecipe.wordpress.com. E’ una ragazza molto giovane, che secondo me disegna molto bene. Trovo i suoi disegni realmente emozionanti. Mi piacerebbe sapere se per te è la stessa cosa, dopo aver letto questo post.

  2. Rib ha detto:

    Ho paura che non sia “ipocrisia del buon costume eccecc”, secondo me è solo povertà d’animo. Cioè il tipo a cui hai dato confidenza lì…per me non aveva niente da dire. Esistono persone “inutili” eh. Quelle che lo scopo giornaliero consiste nell’abbinare le scarpe alla giacca. Per dire.
    Poi volevo raccontarti di quella volta che sono andata a Milano da un mio amico, questo qui ha delle amiche laureate in roba d’arte a Venezia, così insiste per uscire anche con loro assicurandomi l’illuminazione in materia.
    “Va bene!” Dico io. “Ma che ca**** di roba è?!” Ho detto più tardi:
    In un negozio di un calzolaio, affittato solo per quella sera, c’era la mostra di una tipa con un nome impronunciabile che nella vetrina aveva allestito un acquario con delle sanguisughe e due mani di plastica (presumo) molto realistiche che si intrecciavano sospese nell’acquario. Con le sanguisughe.
    “Ma quella è arte!”

    Conclusione: il mio artista preferito è Giovanni Muciaccia.

    • Ehi, ehi, ehi!
      “Ipocrisia della buona educazione sociale” non “ipocrisia del buon costume (vabbè che l’Estate si avvicina…!) eccecc”! Non sminuire i miei concetti che mi sembrano molto fighi!
      Nello specifico, comunque, intendevo quel modo di pensare che non si rivolge parola a chi non si conosce o non ci si prende confidenza con gli estranei… E non fare troppo la open-mind tu, ché sono sicuro che se se avessi rivolto la parola a te in quel museo, mi avresti preso per uno strano che magari ci provava!

      Perché quelli che quando dici: “vabbé ma che è arte questa? Lo posso fare pure io”; rispondono: “si, ma lui ci ha pensato, tu no”?
      Quanto non li sopporto…! Se punto&virgola G. avesse capovolto un cesso, sarebbe stato mandato via a calci in cù!

      Sempre un piacere sentirti, sempre.

  3. solounoscoglio ha detto:

    sembra facile ma non lo è….
    mi sono appassionata all’Arte contemporanea negli ultimi 10 anni, grazie a professionisti del settore che mi hanno spiegato bene come dalla Pietà di Michelangelo appunto si è arrivati alle opere di Cy Twombly, passando per il Cubismo. Considera che Picasso per esempio aveva una grande mano, era in grado di dipingere come Raffaello eppure ha superato il puro esercizio stilistico. O, tornando indietro, pensa a Caravaggio: la mela bacata del suo cesto di frutta rimane una “ribellione” ai canoni di bellezza imposti nella sua epoca, in qualche modo pur restando un classico, era già all’avanguardia. Il giudizio di qualsiasi cosa resta sempre un punto di vista, che deve passare attraverso vare filtri, non solo il gusto, ma anche la conoscenza dell’artista ed il periodo nonchè il tessuto sociale nel quale vive.
    sembra facile ma non lo è…. per questo facciamo prima a dire “mi piace, non mi piace”.

    • Ecco però… Quello viene dopo!
      I penso che quando stai davanti ad un’opera d’arte la prima cosa che ricevi o meno è un’emozione…. Dopo, poi, si può contestualizzare e cercare di capire ciò che l’artista voleva dire… Ma quello diventa studio dell’arte, e non arte in sè!
      Anche perché, non mangiarmi, io sono convinto che non esista un “cosa voleva dire l’autore con questa opera” ma “cosa questa opera dice a me”.

      Non mi piacciono i critici d’arte, perché secondo me parlano del nulla; di qualcosa che non può essere inscatolato in una scala di valori.

      • È quello il punto, infatti.
        L’arte dovrebbe arrivare nell’immediato, senza contestualizzazioni o spiegazioni; senza conoscere la vita o il pensiero di un artista.
        È questo il mio pensiero… per questo dico che quando ne parlo con amici mi si rivoltano contro… ho questa visione, forse, troppo romantica… per me arte è solo cuore, niente cervello…

        Ma quanto sssso fighi i DP?!

  4. Ho seguito un corso di estetica all’università l’anno scorso. Il libro da studiare era “La destituzione filosofica dell’arte” di Danto che del cesso capovolto e delle Brillo Box di Warhol fa praticamente il tema principale del libro. E’ stato un corso interessante, soprattutto perché ho apprezzato il libro.
    Volevo chiarirmi anche io questa cosa, capire se c’è un modo per classificare oggettivamente un’opera, però sono più o meno nella tua stessa situazione, infatti credo che un’opera d’arte sia tale perché genera emozioni. Almeno, in quanto comune mortale, è l’unico parametro a cui posso appellarmi. Visto che esistono i critici, esisteranno pure dei parametri oggettivi, ma forse è l’oggettività in sé che non apprezzo mai molto. Sono molto emotiva, perciò per me la soggettività prevale quasi sempre. Per fare un esempio, i classici della letteratura (soprattutto italiana) in cui mi sono imbattuta mi son sembrati delle emerite schifezze. Quando la professoressa di letteratura poi spiegava il perché era stato scritto questo e quest’altro o che cosa si celava dietro una semplice parola, tutto diventa più bello. Però per un libro credo che il primo impatto abbia la sua importanza e se fallisce in questo, lo sforzo per riuscire ad apprezzarlo a posteriori non è indifferente, nel senso che non posso leggere un libro di critica letteraria per ogni testo che leggo al fine di provare ad apprezzarlo. La stessa cosa vale per l’arte. Magari conoscere che cosa ha spinto un pittore/scultore/quello che è a fare ciò che ha fatto (e stabilire quindi se un’opera è opera d’arte oppure no) è importante, però il primo impatto deve esserci e per primo impatto intendo proprio un’emozione che l’opera fa scaturire in noi. Ovviamente sto parlando da un mio punto di vista, poi, come ho detto, ci saranno parametri assoluti che io ignoro totalmente.

    Comunque sei il primo che sento parlare bene de Il Grande Gatsby. Mai letto il libro (ammetto le mie colpe), però il film avevo pensato di vederlo. Anche perché sì, Leonardo Di Caprio è dio. Ricordo che era diventato l’idolo della adolescenti quando io ero una nanetta (non che sia cresciuta molto da allora) e guardavo Titanic con occhi sognanti. Lui è la dimostrazione vivente che, solo perché diventi l’idolo di un manipolo di adolescenti, non significa che tu debba scomparire una volta che è sparita la tempesta ormonale. Soprattutto se hai davvero talento.

    • Ecco, io sono perfettamente d’accordo con te!
      Prima di tutto c’è la sensazione a pelle, l’emozione immediata: quello che l’opera suscita in te in modo incondizionato.
      Poi, DOPO, arriva la spiegazione e la contestualizzazione… ma quello solo per “capire” l’opera… non per “sentirla”.

      Sai cosa dovresti verificare? Se le persone di cui parli hanno anche letto il libro. Nel mio sondaggio tutti quelli che hanno letto il libro, hanno anche gradito il film. Chi non l’ha letto, per un buon 70% non l’ha apprezzato.
      Ora, il fatto è che Fitzgerald è davvero un autore particolare, e Il grande Gatsby è un libro molto… delicato. È un libro con una certa profondità, e sebbene io non lo ritenga un capolavoro indiscusso (come il 90% di chi lo legge) riconosco che se non si conosce il tema e il significato, il film può risultare lento, pesante e… senza un perché.
      Ti consiglio caldamente di leggere prima il libro!

  5. “l’Arte si riduce ad emozioni. Unicamente emozioni. ”
    Assolutamente. Emozioni per chi crea e per chi la fruisce. Poi dietro c’è studio, tecnica, lavoro, concentrazione, ma fuori, fuori arrivano solo le emozioni.
    La Pietà….senza parole :)

  6. L’arte deve emozionare.
    L’arte per chi la fa, dev’essere uno sfogo di emozioni riversato in qualsiasi cosa.
    Ad esempio le mie sedie, io scherzo a chiamarla arte, però se ci penso, un po’ d’arte c’è, perchè mi son sfogato mica da ridere…
    Ero sbronzo e avevo un sacco da dare…
    :-D

    Tornando nel discorso, una cosa piace o non piace, ma son le emozioni che devono dire questo, le sensazioni, non la gente perchè lo dicono i critici o la massa…

    Tornando alle sedie… Dal vivo ti avrebbe sicuramente colpito! Ti avrebbe fatto pensar qualcosa del tipo…

    “…oh figa, se stanno in piedi loro, così unite un po’ alla cazzo, perchè non possiamo farlo anche noi…”

    Eh boh… Mi fermo altrimenti continuerei a parlare a vanvera! CIAO!

  7. Ragiono su queste tue parole. Perchè io, invece, non riesco a capire come ci si possa emozionare davanti ad un water capovolto o ad una tela squarciata.
    Mi sono quindi intimamente convinta che si finga di emozionarsi perchè “è di moda”.
    Apprezzare questa sorta d’arte alternativa, diciamocelo, fa figo!

    Ed io apprezzo la genialità dell’autore che immagino sbellicarsi dalle risate con gli amici mentre dice “Ma vi rendete conto? Ho fatto cacca in un barattolo e sono diventato famoso!”.

    Non riesco a vedere l’Arte in queste opere alternative e “moderne”.

    Ma potrebbe essere solo perchè non provo emozioni di fronte ad esse mentre qualcun altro ne è davvero emozionato?

    Continuo a riflettere…

    • Sai che è?
      È una questione delicata.
      Perché se assumiano che un cesso capovolto non produca emozioni, ma sia semplicemente una provocazione ed uno spunto di riflessione: allora non è arte; dal momento che la premessa è che arte=emozioni.

  8. Ma certo, Michelangelo è meraviglioso, è + che un genio ha colto tutto, coglie tutto, io sono follemente innamorata del sui david e del suo mosè, ma carnalmente innamorata ci faccio i discorsi… Sì sono malata, ma comunque vale quel che ho detto.

  9. al di là dei gusti personali (su cui mi piacerebbe anche dissertare. non per giocare a chi convince chi ma perché non mi capita praticamente mai di parlarne con qualcuno) la parte iniziale del post è qualcosa che mi sfarfalla in testa e non ho avuto modo di parlarne o metterla per iscritto.
    è bello leggerla. mi sembra quasi di riuscire a capirmi da sola in questo modo.

  10. E’ vero, l’arte è soggettiva! E ridurla ad una catalogazione da museo è riduttivo, ci ho pensato anche visitando i resti del foro romano, nonostante siano all’aperto, con tutti quei turisti e la confusione sembravano abbastanza snaturati, come stare in un museo…
    Ho visto il Grande Gatsby dopo tantissimo che non andavo al cinema e mi è piaciuto, specie la seconda parte, e poi hai ragione,Di Caprio da quando ha lavorato con Scorsese è diventato un attore dei migliori : )

  11. Mahhh io che di arte son intollerante mi nutro di quel che per me è Arte con la A maiuscolissima e in neretto doppiotinto e ti dirò che pur avendo, haimè… amici che di arte, quella strettissimamente lecita e nota, ne han fatto mestiere… io mi son sciupata l’anima sotto ad una sedia in misura extraeccezionale alla Tate di non so nemmeno chi, perché tanto sarebbe solo un nome….
    L’Arte, quella che intendo io, è una nota anche stonata, un gelsomino arroccato al suo muro, una ciglia fossilizzata nel portacenere di tanti dindini…ma anche, per me… un naso sbilenco di Picasso che devi girarci intorno per capirlo… o una parete bianca con gli squarci neri…. bohhh
    Arte è Colapesce che canta Satellite, Arte è quello che ti riempie e svuota al tempo stesso di tutto ciò che NON stavi cercando in quel dato momento.
    Se cercato… se scovato… non è Arte, ma interesse…
    Arte… mi viene in mente un film, di una noia mortale per i piu’… io l’ho rivisto non so quante volte… e non so quanto ci ho pianto emozionandomi ogni volta…

    Arte è conoscenza senza pregiudizio… mettersi di fronte al mondo senza pensare a nulla, svuotarsi per lasciarsi riempire.
    La prima volta che vidi la Gioconda…. ohibò…. penso che nella sala pregna di vocio esterrefatto lo abbian sentito tutti il mio.. “embè….che è sta cosa?”
    Chiedendo venia agli artisti indottrinati ti saluto.**

  12. Condivido molto il tuo pensiero, nel mio piccolo ho sempre pensato che l’arte è qualcosa che mi deve emozionare, al di fuori della tecnica; questo è per un quadro, un film, un tessuto, un oggetto, un libro. Se la mia anima vibra è arte, altrimenti resta un qualcosa di creato che vaga nel mondo e in me non si ferma.

  13. dammicinqueminuti ha detto:

    Di Caprio, dio mio. Aggiungici anche Mark Wahlberg! E posso svenire. The Departed e Shutter Island sono fantastici!
    A.

  14. gaiagertrude ha detto:

    Anche a me è piaciuto Gatsby. Non il mio film preferito, ma senz’altro una piacevole visione… (non capisco i miei amici che hanno fatto una smorfia fuori dal cinema). Ma a Leonardino un Oscar quando glielo daranno?

  15. Non potrei essere più d’accordo: l’arte credo sia la massima esposizione della soggettività. Già io credo nel relativismo, quindi non penso esista un massimo sistema morale oggettivo comune, figuriamoci un’oggettività a livello dei valori artistici.
    E purtroppo concordo anche sul cubismo: qualche mese fa son stata per la prima volta al Museo del Novecento, e tutti i reparti cubisti sono risultati silenziosissimi per me. Nulla, non un’emozione, non un’opinione. Idem Andy Warhol, però fortunatamente i piani superiori ed una seconda mostra temporanea si salvavano.
    Ps. Il film volevo vederlo, nessuno m’accompagnava, ed il cinema da soli è una delle Sette Tristezze del Mondo. Mannaggia.

    • E infatti a me i critici d’arte stanno un po’ sul cà…

      Ma sai che non la penso così, sinceramente?
      Mi è capitato di andare al cinema da solo, perché non c’era un’anima pia pronta ad accompagnarmici… d’altronde ogni volta penso: è più triste andare al cinema da soli o restare a casa e non andare al cinema perché è considerata una cosa triste?

      Ps. con il senno di poi, comunque, il giudizio stra-positivo verso il film s’è appassito; ora direi: ANDATE A VEDERE PACIFIC RIM!

      • E allora proverò, quando ne avrò la possibilità. Non c’hai mica tutti i torti.
        Ma neanche tutte le torte.
        … Okkei, devi sapere che ho un pessimo senso dell’umorismo; o meglio: non è male, ma la farina del mio sacco è della peggiore specie, vedasi la battuta precedente.
        Dicevo! Dicevo che Pacific Rim l’ho visto, unica donna in mezzo ad una mezza dozzina di ragazzoni entusiasti. E me lo son goduto.
        Certo: personaggi tipi senza sfumature originali. Certo: trama banalotta. Certo: un bel po’ di bug. Certo: la spada non potevate tirarla fuori prima di ammazzarvi di fatica prendendo a pugni i mostri cattivi?
        Però: che figata!

      • Un consiglio d’amico: non buttarti nella carriera di comico! :P

        Pacific Rim è un tributo enorme agli amanti del genere. Io che sono cresciuto con i robottoni di Go Nagai e gli Eva di Anno ho goduto abbestia per davvero.
        Sono sorpreso, anzi, che a te sia piaciuto! Era difficile riuscire a far colpo per chi non è un patito di mecha vs mostri.

        E la spada…. la spada si usa sempre alla fine! È classico!

        Il fatto è che, per collegarmi alla tua puntualizzazione sulla banale caratterizzazione dei personaggi e della trama, questo film è l’esatta trasposizione cinematografica di una qualsiasi puntata di un cartone animato sui mecha; non importa né la storia né i personaggi (che nel film sono semplici macchiette) ma gli scontri!
        E sono venuti troppo, troppo bene…

      • Sai qual è stato il segreto per godermi Pacific Rim? Mi piace leggere ed informarmi sui film, anche se non li vedrò, perciò approfitto sempre della copia omaggio di Best Movie che c’è nel cinema più grande qua vicino. E ringrazio la mia lungimiranza, perchè nella compagnia di adesso san parlare prevalentemente di ciò che guardano su uno schermo, quindi almeno un po’ me la cavicchio.
        E mesi e mesi fa mentre ero sul treno per Ancona avevo letto di questo progetto di Del Toro che, semplicemente, aveva deciso di realizzare in grande stile la sua passione per i mecha e per i gigamostri. Et voilà: facciamoci un’americanata. E ci sta!
        Insomma: se avessi anch’io tutti quei mezzi farei più che volentieri della mia passione, anche infantile, una creazione. Anche se il film non mi avesse colpito avrei apprezzato l’idea di base: la trovo, da ragazza Mini Pony qual sono, molto schietta e pura. Geniale.

        Ps. Lo so, ormai son famosa fra i miei amici più vicini per le mie non-battute. Ma giuro, mi adorano per questo ;)

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