55.

Commiseràre viene dal latino “cum” (con, insieme) e “miseràri” (aver compassione), ed è a tutti gli effetti esprimere il compiangere la miseria altrui. È un verbo che non mi piace usare né sentire utilizzato, poiché manifesta un implicito senso di superiorità di colui che s’appropria del suo uso.
Un aspetto su cui ho molto lavorato in questi anni è stata la mia vergognosa superbia e saccenza, il mio forte sentimento di superiorità verso l’altro. Ad aprirmi gli occhi fu C., quando nei primi tempi della nostra relazione non esitò a vomitarmi in faccia quanto fossi insopportabile nel mio rivolgermi o parlare degli altri, con quell’aria e quel senso di infondata alterigia e arroganza. Come il più delle volte si sbaglia perché non si riesce ad accorgersi del proprio errare, e si comincia a comprendere solo quando qualcuno ci pone davanti il nostro dilemma, così accadde; e cominciai a prestar più attenzione non tanto a come mi rivolgevo al mio interlocutore quanto piuttosto a cosa pensavo di esso: poiché cambiare le parole mantenendo gli stessi pensieri, ricorda, non può essere un’efficace espediente per risolvere i problemi; potrai rimandarli, forse, ma non risolverli. Il cambiamento non è stato (e non lo è tutt’ora) semplice né immediato, ma ho compreso che tra il sentimento d’umiltà e di superiorità il primo ripaga sempre; mentre il secondo si annovera tra gli ignoranti. È per questo che ho cercato di fare dell’umiltà un modo di sentire la vita e di pensiero, un modo d’agire e di relazionarmi con l’altro. Ma…

… ma ogni tanto pecco ancora. E pecco con coscienza, con umile coscienza. Pecco ogni volta che dimostri ciò che ho sempre pensato di te e sempre ti ho detto. E quando ciò che dico e penso poi si dimostra nei fatti, allora si…lo ammetto: ti commisero.

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39.

La vita è come un cerchio tracciato a mano. Impreciso, dunoso, irregolare. Non è circolarmente perfetta. La vita non possiede diametri regolari nè tantomeno raggi di uguale lunghezza. È piuttosto un abozzo di linee disegnate da una mano che trema: d’emozioni, di sentimenti e di pensieri; scossa dall’esperienza e all’ombra di paure.
La vita non è un cerchio che nasce dalla precisione d’un compasso nè dall’aiuto d’un cilindro. È invece una linea rotondeggiante insicura, esitante, dubbiosa.

Perché la vita è unica nel suo esser costituita di attimi. Perché ha i suoi momenti di smarrimento e di sconforto; ma termina sempre là dove è iniziata. Perché la vita è una linea chiusa che disegnamo s’un foglio che cade.

28.

Non sono mai stato un amante della fotografia. Mi limito a qualche scatto (qualche scatto?! Devo farne a decine prima di trovarne una decente) per i profili sul web. Sarà che non amo il mio corpo né i miei colori; ma questa è un’altra storia.

Dicevamo…ah si, non sono mai stato un amante della fotografia. Non mi piace immortalare il momento, il panorama, l’orizzonte, un pensiero. Non mi piace ridurre il tutto ad una immagine in 2D. Preferisco osservare, ammirare, odorare, vivere ciò che guardo. Non a caso tra le forme d’arte preferisco la scultura: le proporzioni, la profondità, le ombre. Tutto è più reale, tutto più tangibile.
Il viaggio a Parigi è stato splendido. Parigi è splendida. Una città costruita di poesia e romanticismo. Non mi è risultato difficile il comprende perché le opere letterarie che più amo siano tutte ambientate a Parigi; e che di Parigi scriva il mio autore preferito. Ma durante questa piccola vacanza, questo piccolo spiraglio di vita, questo salto dalla routine quotidiana… c’è qualcosa che mi ha lasciato pensieroso. Nessuno più osserva se non attraverso l’obiettivo d’una macchina fotografica.