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42.

Ed allora sì; magari son proprio questi i momenti giusti. Quando l’orologio batte le 3.15 del mattino e ti accorgi che fuori piove. Ed allora sì, dai, cominci a pensare che la tua vita è come una grossa, gigantesca, paffuta nuvola carica d’acqua; e gli istanti della tua esistenza scivolano giù toccando il fondo dell’asfalto, senza chiedere il permesso, senza esigerlo. Tu stai su, in alto, tu sei la nuvola. Come sei contenta inizialmente, povera nuvola! Perché hai in te tutto: la somma dell’esistenza, l’origine della vita.
Sei piena e trabocchi, cominciando a lasciar cadere le annoiate gocce ormai stufe di farti compagnia. Ma non ci fai troppo caso: perché ti credi immensa nel tuo pensiero limitato; sicché, però, quando cominci a sentirti troppo leggera, quando cominci a sentirti nuda, allora ti accorgi che sotto -su quella zattera di cemento tanto lontana- la pozzanghera s’è trasformata in fiume: ed il fiume in mare e poi il mare in oceano. E tu, tu cominci a prender coscienza che più lasci cadere le gocce tanto più diventi piccola, innocua, bianca.

Quando ti accorgi che istante dopo istante gli attimi della vita cadono vittime del passato: ti senti inutile, trovi tutto inutile.

È difficile trovare un significato a ciò che accade. Convincere noi stessi che per tutto ve ne siano uno, forse, è l’ironia tragica della vita. Ed allora sì, dai, ancora una volta sfoggiando un sorriso ripeterò la miglior barzelletta del mio repertorio: “Dio non gioca ai dadi ed io non credo nelle coincidenze”.