Protetto: 93. Fenomenologia della lettura (in una società che si fonda sull’apparire)

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32.

E se è stato scritto un post d’andata, è giusto che ne venga lasciato uno di ritorno.
Un ritorno alquanto disagiato. Problemi di biglietti, di tempo, di coincidenze. Di scelte e posizioni. Un ritorno solitario senza la compagnia di A., che ha preferito restare un altro giorno per godersi la rappresentazione della guerra d’indipendenza americana (organizzata per l’uscita del videogames Assassin’s Creed III).
Solitario ma non solo…kg di carta mi fanno in qualche modo compagnia, sempre gradita e piacevole.
E nel mentre percorro al contrario le lettere dell’alfabeto, torno alla lettura.

“Dimmi che sarà facile…”
“Non è mai facile!”

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28.

Non sono mai stato un amante della fotografia. Mi limito a qualche scatto (qualche scatto?! Devo farne a decine prima di trovarne una decente) per i profili sul web. Sarà che non amo il mio corpo né i miei colori; ma questa è un’altra storia.

Dicevamo…ah si, non sono mai stato un amante della fotografia. Non mi piace immortalare il momento, il panorama, l’orizzonte, un pensiero. Non mi piace ridurre il tutto ad una immagine in 2D. Preferisco osservare, ammirare, odorare, vivere ciò che guardo. Non a caso tra le forme d’arte preferisco la scultura: le proporzioni, la profondità, le ombre. Tutto è più reale, tutto più tangibile.
Il viaggio a Parigi è stato splendido. Parigi è splendida. Una città costruita di poesia e romanticismo. Non mi è risultato difficile il comprende perché le opere letterarie che più amo siano tutte ambientate a Parigi; e che di Parigi scriva il mio autore preferito. Ma durante questa piccola vacanza, questo piccolo spiraglio di vita, questo salto dalla routine quotidiana… c’è qualcosa che mi ha lasciato pensieroso. Nessuno più osserva se non attraverso l’obiettivo d’una macchina fotografica.