67.

Ricordo perfettamente il momento in cui mi avvicinai per la prima volta, mentalmente, al pugilato.
Mi trovavo al quarto anno delle superiori e con tanta rabbia dentro. Una violenza frustrata dall’impossibilità di sfogarla, una voglia di trasformare in concreto qualcosa che sentivo dentro in astratto. Ad 11 anni avevo preso coscienza del poter far male ad una persona quando, litigando con mia sorella, le mollai un ceffone in pieno volto, facendole sanguinare il naso. Son cose che capitano, lo so, ma per me fu quasi uno shock rivelatore: potevo far male ad un’ altra persona.
Ecco, lì smisi di scherzare con le mani, smisi di giocare alla lotta con mio fratello (anche perché alla fin fine ce le prendevo sempre). Divenni un bambino morigerato: di quelli che non rispondono ad una spinta o ad un calcio ma piuttosto feriscono con le parole. Ma con le mani… no, con le mani proprio no.
In secondo liceo (4 anno secondo il conto scientifico) mi ritrovai a leggere un romanzo di Gianrico Carofiglio: Testimone inconsapevole. C’è questa scena in cui il protagonista, un avvocato sulla quarantina, viene assalito da un un paio di ragazzi che vogliono scipparlo e, memore del suo passato pugilistico, riesce a difendersi e mandarli in fuga. Ecco. È precisamente quello il momento in cui ho pensato alla boxe per la prima volta.
Il caso volle che a 5 minuti da casa si trovasse una palestra, specializzata in particolar modo nell’allenamento pre- e pugilistico. Dopo un anno altalenante decisi di iscrivermi seriamente.
Quando si entra nel periodo di esami la vera cosa che mi dispiace è il dover abbandonare l’allenamento: perché 2 ore e mezza per quattro giorni a settimana son tanti e proprio non si può se si ha da studiare come un forsennato. Quando, per ciò, concludo la sessione esami la cosa più bella è il ritornare in palestra. Il ritornare alla boxe. Perché per me la boxe è un catalizzatore di forza positiva. Quella forza che sento di avere dentro, ma difficilmente ho la possibilità di tirare fuori. E stare là, impegnandomi in esercizi su esercizi, nel veder scorrere il sudore a terra, nel perdere il fiato al sacco, o nell’ incontrarmi in uno sparring sul ring… per me è bello. Dietro alla boxe c’è una filosofia, un canone comportamentale, c’è tanto romanticismo. Perché sul ring due avversari si incontrano, non si scontrano. E questa è una differenza micidiale, ma bisogna saperla cogliere. La boxe è un incontro tra due individui che si sono impegnati ed hanno faticato, rinunciato e patito. Ognuno conosce l’impegno dell’altro. Prima di tutto la boxe è sacrificio in vista di un obiettivo. Di un miglioramento fisico ma soprattutto mentale.

Solounoscoglio lo dedico a te; sai il perché scrivo questo, e perché ti parlo proprio della boxe.
Ci vuole forza, lo sai. Ma tanto tu sei forte.

A presto mà.

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34 pensieri su “67.

  1. Ciao mi sono avvicinato alla Kick Boxing per motivi simili ai tuoi.
    Anche se noi diamo anche calci e la nostra art è un po’ meno noble, il concetto è simile.
    Hai descritto bene il tutto.
    Le regole. Il rispetto. La serietà. Il metodo. Il romanticismo.
    Un conto la cattiveria, un conto la cattiveria agonistica.
    Fuori da lì, non alzerei mai una mano contro nessuno.
    Odio quel tipo di cose.

    Buona serata.

    r.

    • Grande.
      Volevano convertirmi alla kick boxe per via delle gambe lunghe.
      Non ce l’hanno fatta.
      Mi piacerebbe la Thai boxe. Ma quella è pesante. Ci si fa troppo male anche in allenamento.
      Sono troppo femminuccia.

  2. Tanta stima. Sali e vai consapevolmente incontro al dolore. Ok che avete i guanti, ma una sfettola in faccia non deve fare proprio bene. Io mi faccio prendere dal panico nelle sala d’attesa dei prelievi per il sangue, vedi tu.
    Ps: sono una tua semistalker. Ho letto praticamente tutto il tuo blog. Scrivi benissimo.

    • Le semistalker sono sempre bene accette, in particolar modo se bionde, occhi azzurri e alte 1.70 ;P

      Io non faccio incontri regolari…là si che ci prendi le sveje!
      Il massimo che mi concedo è lo sparring, ovvero un incontro d’allenamento sul ring, con caschetti e guantoni che attutiscono in modo maggiore il colpo.
      Diciamo che sono un po’ farlocco… ma con la testa ci studio e ci lavoro, non è proprio il massimo esserci colpiti…

      Grazie per i complimenti non meritati…

  3. Mi ha sempre affascinata, la boxe.
    Da qualche tempo rifletto su qualche allenamento “a tema”…

    Io finora ho fatto solo corsi di autodifesa, a parte il classico cardiofitness, ma già ricordo la sensazione di benessere che mi donava.

  4. Sono sincero, la boxe non m’ha mai attirato, forse perché ho sempre preferito le arti marziali (almeno concettualmente).
    Ammazza, devi essere un tipetto, se avevi tutta quella rabbia addosso :p

    Moz-

  5. Pingback: 76. |

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