55.

Commiseràre viene dal latino “cum” (con, insieme) e “miseràri” (aver compassione), ed è a tutti gli effetti esprimere il compiangere la miseria altrui. È un verbo che non mi piace usare né sentire utilizzato, poiché manifesta un implicito senso di superiorità di colui che s’appropria del suo uso.
Un aspetto su cui ho molto lavorato in questi anni è stata la mia vergognosa superbia e saccenza, il mio forte sentimento di superiorità verso l’altro. Ad aprirmi gli occhi fu C., quando nei primi tempi della nostra relazione non esitò a vomitarmi in faccia quanto fossi insopportabile nel mio rivolgermi o parlare degli altri, con quell’aria e quel senso di infondata alterigia e arroganza. Come il più delle volte si sbaglia perché non si riesce ad accorgersi del proprio errare, e si comincia a comprendere solo quando qualcuno ci pone davanti il nostro dilemma, così accadde; e cominciai a prestar più attenzione non tanto a come mi rivolgevo al mio interlocutore quanto piuttosto a cosa pensavo di esso: poiché cambiare le parole mantenendo gli stessi pensieri, ricorda, non può essere un’efficace espediente per risolvere i problemi; potrai rimandarli, forse, ma non risolverli. Il cambiamento non è stato (e non lo è tutt’ora) semplice né immediato, ma ho compreso che tra il sentimento d’umiltà e di superiorità il primo ripaga sempre; mentre il secondo si annovera tra gli ignoranti. È per questo che ho cercato di fare dell’umiltà un modo di sentire la vita e di pensiero, un modo d’agire e di relazionarmi con l’altro. Ma…

… ma ogni tanto pecco ancora. E pecco con coscienza, con umile coscienza. Pecco ogni volta che dimostri ciò che ho sempre pensato di te e sempre ti ho detto. E quando ciò che dico e penso poi si dimostra nei fatti, allora si…lo ammetto: ti commisero.

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46 pensieri su “55.

  1. littleprettyflower ha detto:

    Non è facile rendersi conto di un proprio difetto innato e correggerlo, quindi complimenti davvero. Dal canto mio, io sono sempre stata convinta che “l’umiltà precede la gloria”. :)

  2. noooooooooooooooo
    era partito benissimo
    la prima parte del post era quasi perfetta
    il finale cazzarola dimostra che devi ancora lavorarci sopra….:)

    però dai bravo

    mi piace che ti abbia fatta tua la distinzione tra modestia e umiltà

    pochi la sanno

    bravo
    ma il finale no
    riarrangia
    su

  3. Ahahaha sembri me!
    No, dai… commiserare no, ok, forse solo la gente che lo merita davvero (su cui mi sento superiore XD)
    Ahhh, stai tirando fuori il peggio di me.
    Ma che effetto ti ha fatto sentirtelo dire dalla tua ragazza?

    Moz-

  4. Rib ha detto:

    Per me umiltá significa saper indossare i panni degli altri. Di tutti. Anche quando sbagliano, soprattutto quando sbagliano..
    E poi, il diverso non é detto che sia inferiore, ma solo appunto diverso.

    • Quella, forse, io la considererei più una forma derivata dell’empatia.
      Per me, invece, l’umiltà è la consapevolezza che non esistono né vincitori né vinti, che ho tanto da imparare da chiunque, e mai smetterò d’averlo.

      Alcune volte però, come in questo caso, quando una persona agisce in maniera PER ME sbagliata e come avevo previsto (sebbene contestato), non riesco a non pensare che in fondo…sotto sotto…sono io il migliore.
      Ma ti assicuro che è una consapevolezza che mi graffia dentro.

      • Rib ha detto:

        Immagino. Magari in questi casi sarebbe stato immensamente piú dolce sbagliarsi?
        Comunque hai ragione, quella é empatia, ma forse mi confondo perché chi é abbagliato dalla superbia in effetti non vede niente e nessuno al di fuori di sé. Almeno nella mia esperienza: chi se la crede é cieco.

  5. mmmm……se ti sei sentito mortificato quando la tua ragazza ti fatto notare quanto eri altero e arrogante, significa che eri già sulla via della consapevolezza e della “redenzione” per tuo conto. Ci avessi creduto davvero, alla tua superiorità, ti saresti sentito quantomeno mortalmente offeso dalle sue parole e non gliele avresti perdonate…. :)

    • Ho un’alta opinione della mia ragazza, per questo quando mi ha detto tali cose ci sono rimasto male. Se addirittura lei arrivava a dirmelo con una tale schiettezza e mancanza di tatto… Allora forse qualcosa di vero c’era, ed era pure evidente.

  6. Mi rivedo in questo tuo percorso di “umiltà interiore consapevole”. E mi unisco al grazie ai fidanzati/e e agli amici che ci hanno aiutato a vederci meglio e a migliorare le nostre relazioni umane.
    Però dai, uno scivolone ogni tanto possiamo anche permettercelo, no? Scivolone consapevole… e taaaanto liberatorio. ;-)

  7. Sinceramente non mi sento di condannare del tutto il sentimento di superiorità: io non credo sia un istinto completamente negativo, anzi. E credo faccia parte della natura umana, oltre tutto.
    Cerco di spiegarmi.
    Credo fermamente che l’uguaglianza sia un’utopia grande quanto il Messico. Non è vero che gli uomini sono tutti uguali. Certo, di base sì: impulsi elettrici, DNA, ed impostazioni istintive ed altre cose note; sono atea, e nonostante la mia idea filosofica -per così dire- non sia del tutto stabilita (e ci mancherebbe altro, a vent’anni! mi rincrescerebbe il contrario) non riesco proprio a concepire l’esistenza di un’anima in senso trascendentale od ultraterreno. Però esistono un io, una personalità; e per me a differenziare una persona da un’altra di base è la profondità: la sensibilità, l’empatia, la capacità di elaborare pensieri profondi, di analizzare, di giudicare a mente aperta, di essere disponibili alla scoperta e al passare sopra le proprie opinioni, e via dicendo (so che hai capito cosa intendo.)
    Fin qui, tutto bene.
    Solo che non tutte le persone, per mio parere ed esperienza, hanno questo tipo di profondità: non tutte, per dirla come è nata dal mio migliore amico, fan parte dell’élite. Stupidità, ignoranza, chiusura mentale per lo più, restrizioni più o meno generali che lasciano una fetta della popolazione indietro di qualche passo nello sviluppo delle loro profondità.
    Sì, è un pensiero altamente presupponente, è un pensiero di superiorità. L’umiltà è ottima, si deve imparare e mettere in pratica, d’accordissimo. Ma nessuno ti può obbligare a smettere di sentirti superiore, perchè è umano, è naturale, e ci sono volte che è vero.

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